lunedì 15 giugno 2009

Coppie con lei sottomessa - Un'esperienza (XI)

È strano, ho come l’impressione che la sua espressione si sia ingentilita. Facciamo due chiacchiere su argomenti lontanissimi da quella serata e dopo qualche minuto A ci raggiunge. È meravigliosa, vestita solo di una vestaglia di seta, il viso rilassato, i capelli sciolti sulle spalle. Cammina sinuosa con i piedi scalzi sul parquet.

Anche lei sembra cambiata, anzi trasfigurata. Non è più china e inginocchiata, ma cammina a testa alta fissandomi dritto negli occhi. Parla con una bella voce calda in un italiano perfetto, senza inflessioni. Si muove e si esprime come una persona di alta classe sociale, abituata a comandare. È incredibile: se non notassi che non si mette seduta e che tiene le gambe leggermente divaricate e se non intravedessi dei segni scarlatti sul decolté penserei che si tratta della gemella di A.

Chiacchieriamo del più e del meno, io e L seduti sul comodo divano, A dietro di lui, con le braccia appoggiate languidamente sulle sue spalle. Ogni tanto lui le carezza la mano o la guancia con dolcezza e amore. Mi domando se per caso mi hanno messo degli allucinogeni nella cena, ma no, non è così. È proprio il loro rapporto che ha due facce, come Giano bifronte. Capisco solo ora come l’apparente violenza con la quale lui ha trattato lei era veramente consensuale e che il piacere che lei ne ha tratto non era intenso nonostante il dolore, ma forse proprio a causa sua.

Li saluto e mi congedo. So già che non mi richiameranno, ma non so giudicare se mi dispiace o no. Mi rendo conto che è un mondo diverso dal mio e che non riuscirò mai a farne parte. L’esperienza però mi ha formato più di altre, scuotendo alla radice un bel po’ di false certezze che avevo.

martedì 9 giugno 2009

Coppie con lei sottomessa - Un'esperienza (X)

Uno, due tre orgasmi violentissimi la scuotono e lei si agita ignorando il dolore dei pesi che le deformano i seni e le grandi labbra. Alla fine vengo anche io e la sensazione è altrettanto forte e intensa. Mentre mi pulisco L toglie le pinze ad A, che è talmente sfatta che non sembra reagire.

Immagino che la serata finisca qui, ma a quanto pare c’è un epilogo. L la prende per i capelli e la fa scendere dal cavalletto, trascinandola fuori dalla stanza e facendomi segno di seguirlo.
Si infila in bagno e io comincio ad avere qualche dubbio. Fa inginocchiare A dentro la vasca da bagno e le intima “pisciatoio!”.

Lei apre la bocca e si porta le mani a coppa sotto al mento, come se dovesse bere ad una fontana. L si slaccia i pantaloni e si tira fuori il cazzo, lo scuote un paio di volte e rivolge il getto di urina dritto i gola. A tossisce ma riapre prontamente la bocca, mentre lui nel frattempo sposta la direzione al viso. Una volta finito prende una ciocca di capelli e si asciuga.

È il mio turno. La vista di a inginocchiata e gocciolante di urina mi eccita e d’altra parte ho la vescica gonfia per tutto quello che ci siamo bevuti a cena. Comincio a pisciare e vedo che lei golosamente tira fuori la lingua. Come una bambina si lascia riempire la bocca e poi fa la fontanella nel risputarla. Le finisce nel naso e tossisce. Quando finisco non resisto alla tentazione e anche io mi asciugo con i suoi capelli.

Usciamo dal bagno mentre A apre la doccia. L mi fa strada verso un altro bagno dove mi lavo anche io. Quando esco L sta fumandosi un sigaro in salone, comodamente seduto sul divano. Vorrei eclissarmi perché è tardissimo e la stanchezza mi è crollata addosso, ma L mi fa cenno di accomodarmi “così saluti A”.


mercoledì 3 giugno 2009

Coppie con lei sottomessa - Un'esperienza (IX)

L’effetto è immediato e A urla come un animale ferito mentre le grandi labbra le si allungano innaturalmente verso il basso. Le gambe le cominciano a tremare mentre tenta di contrastare con lievi movimenti del bacino la loro oscillazione. Con perfidia L invece li spinge avanti e indietro con effetti devastanti sul dolore procurato. A piange copiosamente e io mi domando se per caso non sia il caso di fermarlo, se non siamo andati troppo il là.

Mentre sono immobilizzato dal dubbio e dall’indecisione, L ha preso in mano una frusta lunga di cuoio arrotolato che mi ricorda quella usata da Indiana Jones. La srotola e, allontanatosi un paio di passi, schiocca una frustata sulla schiena di A urlando “al cavalletto!”. Lei sempre singhiozzando e con le mani dietro la nuca comincia a camminare piano, pianissimo. Tiene le gambe larghe e bada a non far oscillare troppo i pesi, senza riuscirci.

Raggiunge un’estremità del cavalletto e si piega in avanti. In quel momento lo osservo meglio e mi rendo conto che è molto differente dai cavalletti per la ginnastica attrezzistica ed è molto più simile a un lettino da ginecologo con un buco al centro. Chinandosi in avanti A infila i seni con tutti i pesi attraverso il buco e appoggia il bacino al bordo. In questo modo è appoggiata ma i pesi continuano a pendere nel vuoto procurandole dolore.

L mi fa segno di avvicinarmi e di infilarmi un preservativo mentre lui prende un vibratore dalla forma strana dal tavolino. Ubbidisco osservandolo accenderlo e infilarlo delicatamente nel pertugio creato dalle grandi labbra allungate verso il basso. Mi indica il buchino del culo e mentre sento che A comincia a vibrare la penetro. Non è difficile, il suo sfintere deve essere abituato a calibri enormi e mi lascia scivolare dentro senza sforzo. Comincio a penetrarla via via con più forza mentre lei urla di un piacere enorme, con un’intensità che non ho mai sentito in una donna.

Continua [...]

Coppie con lei sottomessa - Un'esperienza (VIII)

Evidentemente soddisfatto L l’afferra per i capelli e la tira indietro. Lei si accascia a terra senza curarsi del dolore e ansima cercando l’aria con golosità. Lui la lascia riprendere solo qualche istante, ma nel frattempo si è avvicinato al tavolinetto e ha preso quattro pinze metalliche rivestite di gomma con una catenella agganciata all’estremità.

L le ordina di mettersi in ginocchio e lei, ancora ansimante, ubbidisce prontamente. Senza molte cerimonie lui le si avvicina e aggancia una pinza a ciascuno dei due capezzoli. Afferra le catenelle e dà uno strattone deciso per assicurare che la presa non sfugga. A strilla ma rimane in ginocchio. L prende dal tavolino degli oggetti metallici dalla forma e dal peso apparente di zavorra da sub.

Torna accanto ad A e aggancia alla catenella che pende dalle pinze un peso per ciascun capezzolo.
L’effetto è immediato. A urla con forza mentre i capezzoli si allungano verso il basso deformando i suoi meravigliosi seni. Fa la mossa di andare a sorreggere con le mani i pesi, ma viene fermata da un’intimazione di L che nel frattempo a preso di nuovo la canna e che le infligge un colpo immediatamente sopra gli alveoli. “Mani sopra la testa!” sibila e lei rabbrividendo per il dolore ubbidisce.

Le comanda di alzarsi e lei lo fa con estrema circospezione, tentando di non far ciondolare più del necessario i pesi per evitare più dolore di quanto non provi già. Quando è in piedi le ordina di aprire le gambe e (mentre io la guardo con un cazzo duro come il marmo) le applica le due pinzette rimanenti sulle grandi labbra. A chiude gli occhi e stringe i denti, evidentemente pronta a quello che l’aspetta. L prende due pesi identici ai precedenti e li aggancia alle catenelle in maniera appena più delicata di come aveva fatto con i precedenti.

Continua [...]