È strano, ho come l’impressione che la sua espressione si sia ingentilita. Facciamo due chiacchiere su argomenti lontanissimi da quella serata e dopo qualche minuto A ci raggiunge. È meravigliosa, vestita solo di una vestaglia di seta, il viso rilassato, i capelli sciolti sulle spalle. Cammina sinuosa con i piedi scalzi sul parquet.Anche lei sembra cambiata, anzi trasfigurata. Non è più china e inginocchiata, ma cammina a testa alta fissandomi dritto negli occhi. Parla con una bella voce calda in un italiano perfetto, senza inflessioni. Si muove e si esprime come una persona di alta classe sociale, abituata a comandare. È incredibile: se non notassi che non si mette seduta e che tiene le gambe leggermente divaricate e se non intravedessi dei segni scarlatti sul decolté penserei che si tratta della gemella di A.
Chiacchieriamo del più e del meno, io e L seduti sul comodo divano, A dietro di lui, con le braccia appoggiate languidamente sulle sue spalle. Ogni tanto lui le carezza la mano o la guancia con dolcezza e amore. Mi domando se per caso mi hanno messo degli allucinogeni nella cena, ma no, non è così. È proprio il loro rapporto che ha due facce, come Giano bifronte. Capisco solo ora come l’apparente violenza con la quale lui ha trattato lei era veramente consensuale e che il piacere che lei ne ha tratto non era intenso nonostante il dolore, ma forse proprio a causa sua.
Li saluto e mi congedo. So già che non mi richiameranno, ma non so giudicare se mi dispiace o no. Mi rendo conto che è un mondo diverso dal mio e che non riuscirò mai a farne parte. L’esperienza però mi ha formato più di altre, scuotendo alla radice un bel po’ di false certezze che avevo.


